Chi conosce il Salento solo d’agosto si perde metà della storia. Da novembre a marzo le spiagge si svuotano, le strade tornano ai paesi e il paesaggio cambia carattere: il mare diventa scuro e mosso, gli ulivi restano l’unica cosa verde e nelle giornate limpide si vede lontanissimo. Fa freddo, spesso c’è vento, ma raramente il gelo del nord. Ed è proprio in questa stagione che qui si accendono i fuochi.
Le focare di Sant’Antonio Abate
Il 17 gennaio si celebra Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, e in tutto il Salento si accendono le focare: grandi falò costruiti con fascine, tralci di vite e legna di potatura, alzati nelle piazze o nei larghi davanti alle chiese. Il senso è antico e molto semplice: bruciare il vecchio, scaldare la comunità, chiedere protezione per le bestie e per la campagna nella stagione che comincia. La sera della vigilia ci si ritrova intorno al fuoco, si beve qualcosa di caldo e si mangia insieme; il giorno dopo, in molti paesi, il sacerdote benedice gli animali. Ogni comune ha la sua versione e i suoi orari, annunciati dalle parrocchie e dalle pro loco nei giorni precedenti.
La Focara di Novoli
La più imponente di tutte è la Focara di Novoli, nel nord del Salento, costruita ogni anno per la festa patronale di Sant’Antonio Abate fra il 16 e il 18 gennaio. È una montagna di fascine di tralci di vite, decine di migliaia, montate a mano fino a raggiungere un’altezza e una larghezza di circa venti metri: uno dei roghi rituali più grandi al mondo. L’accensione, la sera del 16, richiama migliaia di persone; il fuoco continua a bruciare anche il giorno successivo, mentre intorno proseguono le celebrazioni religiose e gli appuntamenti civili, compresi quelli gastronomici che accompagnano la festa. Programma, orari e viabilità vengono pubblicati ogni anno sui canali ufficiali: conviene leggerli, perché in quelle sere il paese viene chiuso al traffico.
I presepi viventi fra Natale ed Epifania
L’altro appuntamento dell’inverno salentino sono i presepi viventi, allestiti fra la fine di dicembre e il 6 gennaio. Nel basso Salento il più noto è quello di Tricase, a pochi chilometri da Corsano: va in scena dai primi anni Ottanta sulla collina di Monte Orco, trasformata in una Betlemme fatta di sentieri, fuochi, botteghe e antichi mestieri, con centinaia di figuranti. Si visita camminando, quindi servono scarpe adatte e qualcosa di pesante addosso. Un altro allestimento molto bello è quello di Specchia, che usa il borgo antico come scenografia naturale. Entrambi aprono solo in alcune giornate del periodo natalizio, con orari pomeridiani e serali: le date vanno verificate sui canali ufficiali degli organizzatori, perché cambiano ogni anno.
Il Natale e la fine dell’anno nei paesi
Nel Capo di Leuca il Natale resta una faccenda di famiglia e di parrocchia: luci semplici nelle vie, piccoli mercatini, concerti nelle chiese, novene e zampognari. Nelle cucine si preparano i dolci fritti della tradizione e nei bar si discute del cenone più che degli eventi. La notte di fine anno si festeggia nelle piazze dei centri maggiori, mentre i paesi più piccoli restano tranquilli. Fra gennaio e febbraio tornano poi le fiere dei santi patroni, appuntamenti di paese fatti di banchi, dolci e freddo: a Corsano, per esempio, la fiera di San Biagio all’inizio di febbraio.
Perché venire fuori stagione
D’inverno il Capo di Leuca si gira in un attimo: nessuna coda, parcheggi liberi e i luoghi più fotografati d’estate tutti per voi. Il Ciolo, Marina Serra, Tricase Porto e Santa Maria di Leuca, tutti a pochi minuti da Corsano, mostrano il lato che in agosto non si vede: mare grosso, scogliere battute dal vento, silenzio. Avere una casa con cucina fa il resto: si esce quando il tempo lo permette e si rientra al caldo, con la spesa fatta nei negozi del paese. È una vacanza diversa, più lenta, che molti provano una volta e poi ripetono.
Il Capo di Leuca fuori stagione: La Putea in Salento
Una casa raccolta a pochi minuti dal mare d’inverno, con cucina attrezzata e Wi-Fi veloce. Scriveteci per verificare le disponibilità nei mesi freddi.