Il palco del Concertone della Notte della Taranta a Melpignano
Il Concertone della Notte della Taranta a Melpignano — foto: Paride81 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Basta fermarsi in una piazza del Salento in una sera d’agosto per capire che qui la musica popolare non è un ricordo da museo. Il tamburello parte, qualcuno comincia a battere le mani e dopo pochi minuti sta ballando mezza piazza: nonni, ragazzini, ospiti presi in mezzo senza scampo. Quella musica ha un nome, la pizzica, e una storia molto più antica dei festival che oggi la celebrano.

Il morso della taranta e la musica che cura

La tradizione del tarantismo racconta che chi veniva morso dalla tarantola cadeva in uno stato di crisi da cui si poteva uscire solo con la musica e con la danza. Nelle campagne salentine, per giorni, i suonatori si alternavano intorno alla persona finché il ritmo non aveva sciolto il male: un rito di guarigione, non uno spettacolo. La pizzica nasce lì, in un mondo contadino fatto di fatica, e si è trasmessa nelle famiglie come si trasmette un dialetto. Ascoltarla oggi con questa storia in testa cambia del tutto l’esperienza: il ritmo ossessivo del tamburello non è un effetto scenico, è la parte che serviva a tenere insieme tutto il resto.

Un festival che gira di piazza in piazza

La Notte della Taranta è oggi il più grande festival italiano dedicato alla musica popolare. Non è un concerto unico: è una rassegna itinerante che fra la fine di luglio e la metà di agosto attraversa i paesi della Grecìa Salentina e i borghi vicini, portando ogni sera un appuntamento diverso in una piazza diversa. Sono serate molto partecipate e spesso le più belle dell’intero festival: il palco è a pochi metri, si balla sul selciato e intorno c’è il paese vero, con le porte aperte e i bambini che corrono fino a tardi. Le tappe e il calendario cambiano ogni anno, quindi vanno letti sui canali ufficiali del festival.

Il Concertone di Melpignano

La rassegna si chiude ogni anno ad agosto con il Concertone, che si tiene a Melpignano, nell’entroterra a nord del Capo di Leuca, nello spiazzo davanti all’ex convento degli Agostiniani. È una notte con decine di migliaia di persone, un’orchestra popolare, un corpo di ballo e un maestro concertatore diverso a ogni edizione, chiamato a rileggere la pizzica incrociandola con altri linguaggi musicali. Il risultato non è mai uguale a se stesso: c’è chi lo preferisce più fedele alla tradizione e chi ama le contaminazioni, ed è parte del gioco. Data esatta, programma e modalità di accesso vengono pubblicati ogni anno sui canali ufficiali della Fondazione: è lì che dovete guardare, non nei racconti delle edizioni passate.

La pizzica nelle piazze, tutta l’estate

Se le date del festival non coincidono con la vostra vacanza, non è un problema. Da giugno a settembre la musica popolare è ovunque nel Salento: feste patronali con gruppi di pizzica dopo la banda, serate organizzate dalle pro loco, sagre che finiscono in ballo, piccoli concerti nei cortili e sui sagrati. Nei paesi del Capo di Leuca capita spesso di trovarne uno per caso, semplicemente uscendo dopo cena e seguendo il rumore. Il modo più onesto di viverla è questo: senza biglietto, senza programma, restando finché vi va. Vale anche la pena provare un laboratorio pomeridiano di tamburello, quando le pro loco li organizzano: ballare la pizzica è molto più difficile di quanto sembri da fuori.

Consiglio pratico: per le serate grandi mettete in conto traffico e parcheggi lontani dal centro. Partite con largo anticipo, portate acqua e scarpe comode, e informatevi sui canali ufficiali dell’evento se sono previste navette: nelle notti di punta sono spesso la soluzione migliore.

Come organizzarsi dal Capo di Leuca

Da Corsano i paesi del festival si raggiungono in auto risalendo verso l’interno: è una serata di strada, andata e ritorno, quindi conviene decidere in anticipo chi guida e non improvvisare al rientro. Avere una casa come base cambia il ritmo della giornata: si passa il pomeriggio al mare qui sotto, si cena con calma, si parte per il concerto e si rientra a notte fonda in un paese silenzioso, senza corridoi e senza orari da rispettare. Se preferite le cose in piccolo, puntate sulle tappe itineranti nei borghi invece che sulla notte finale: meno folla, stessa musica, e la possibilità di tornare a dormire a un’ora ragionevole. E se il giorno dopo servisse un risveglio lento, il mare del Capo di Leuca è a una manciata di minuti.

Una base tranquilla per le serate di pizzica: La Putea in Salento

Dopo una notte di tamburelli fa piacere rientrare in una casa silenziosa, con la terrazza tutta per voi. Scriveteci per verificare le disponibilità.